Strategy vende bitcoin in perdita: la lezione sul prezzo di carico
Fra maggio e luglio 2026 Strategy ha rotto la regola del non vendere mai, cedendo 3.588 bitcoin per 216 milioni di dollari. In questa analisi MoneyViz ricostruiamo dai depositi SEC quali monete siano uscite davvero dal tesoro, perché la perdita reale sfiora i 200 milioni e quale metodo di calcolo del costo il fisco italiano impone invece a te.
In sintesi
- Strategy ha rotto la regola del non vendere mai: 32 bitcoin a maggio, poi 3.588 fra il 29 giugno e il 5 luglio 2026, incassando 216 milioni di dollari
- Serviva cassa per i dividendi delle azioni privilegiate, titoli che pagano una cedola fissa in contanti comunque vada il bitcoin
- Non ha ceduto token in media. I depositi mostrano che erano i lotti più cari, pagati circa 114.000 dollari l’uno: la perdita reale sfiora i 200 milioni, non i 55 che risultano dal costo medio
- Quella scelta a te il fisco italiano la toglie di mano: LIFO se dichiari da solo, costo medio ponderato se il calcolo lo fa un intermediario
- Con MoneyViz lo storico resta tuo anche quando una piattaforma chiude: senza documentazione del costo l’Agenzia lo considera pari a zero, e diventa tassabile l’intero incasso
Il 5 luglio 2026 Strategy ha finito di vendere 3.588 bitcoin a 60.000 dollari, contro un costo medio di 75.476 dollari. Michael Saylor aveva ripetuto per anni che quei bitcoin non si sarebbero mai toccati. In questa analisi di MoneyViz vedrai quali monete ha venduto davvero, e perché la stessa domanda decide quanto paghi tu di tasse.
La vicenda non è interessante per il gesto. È interessante perché i documenti depositati permettono di ricostruire una cosa che di solito resta invisibile: quali monete escono da un portafoglio, e a che prezzo erano state comprate.
Cosa ha fatto Strategy fra maggio e luglio 2026?
Ha smesso di comprare e ha iniziato a vendere, per la prima volta dal 2022.
La prima operazione è stata simbolica: 32 bitcoin fra il 26 e il 31 maggio, per circa 2,5 milioni di dollari, per giunta in guadagno. Serviva a dimostrare che il meccanismo funzionava.
Poi è arrivata la vendita vera. Il modulo 8-K depositato il 6 luglio scompone due tranche:
- 29-30 giugno: 1.363 bitcoin a una media di 59.256 dollari, per 80,8 milioni
- 1-5 luglio: 2.225 bitcoin a 60.773 dollari, per 135,2 milioni
In totale 3.588 monete e circa 216 milioni di dollari. Dal 5 luglio le riserve sono ferme a 843.775 bitcoin, senza più acquisti.
Perché ha venduto sotto il proprio costo?
Perché serviva cassa in dollari per i dividendi delle azioni privilegiate, e il mercato quotava bitcoin sotto quel costo.
Lo stesso deposito indica la destinazione dei proventi: finanziare le distribuzioni sulle azioni privilegiate e ricostituire la parte di riserva in dollari usata per pagarle.
Le azioni privilegiate (in inglese preferred stock) sono titoli che pagano una cedola fissa in contanti, a scadenze prestabilite. Il pagamento va onorato prima di qualsiasi distribuzione agli azionisti ordinari, comunque vadano gli asset in bilancio. Somiglia più alla rata di un prestito che a un dividendo classico. Strategy ne ha emesse diverse serie, fra cui STRK, STRF, STRD e STRC. Il 29 giugno 2026 ha portato il tasso di STRC al 12% annuo.
L’attività software di Strategy non produce cassa sufficiente per quelle cedole. I soldi arrivano da nuove emissioni di titoli oppure dalla vendita di bitcoin.
Da metà luglio ha cambiato strumento, tornando a collocare azioni ordinarie a ritmo settimanale. La riserva in dollari, ferma a 2,55 miliardi il 5 luglio, è risalita a 3,75 miliardi il 26 luglio. Saylor ha presentato quella cifra come 2,1 anni di copertura di dividendi e interessi.
Quanto ha perso davvero su quelle monete?
Molto più di quanto risulti dal costo medio, perché ha ceduto i lotti più cari e non token in media.
Il conto immediato lo fanno quasi tutti così: 3.588 monete a 60.000 dollari contro un carico di 75.476 fanno circa 55 milioni di perdita. I depositi raccontano un’altra storia, e si legge in una riga.
| Data | Bitcoin detenuti | Costo complessivo | Costo medio |
|---|---|---|---|
| 28 giugno 2026 | 847.363 | 64,10 miliardi | 75.651 dollari |
| 30 giugno 2026 | 846.000 | 63,94 miliardi | 75.578 dollari |
| 5 luglio 2026 | 843.775 | 63,69 miliardi | 75.476 dollari |
Guarda l’ultima colonna: il costo medio del residuo scende dopo ogni vendita, da 75.651 a 75.476 dollari. È possibile solo in un caso: le monete uscite costavano più della media.
Il costo complessivo cala di circa 410 milioni per 3.588 monete, cioè intorno ai 114.000 dollari ciascuna. Contro 216 milioni incassati, la perdita economica sfiora i 200 milioni. Le cifre sono pubblicate arrotondate ai 10 milioni, quindi il risultato ha un margine di alcune decine di milioni.
Strategy ha scelto i lotti comprati vicino ai massimi, non token presi in media dal tesoro. Una scelta deliberata, che richiede di sapere quanto è costato ogni singolo lotto.
Il prezzo medio di carico (in inglese cost basis) è quanto hai speso in media per ogni unità che possiedi: spesa totale diviso quantità totale, commissioni comprese. Per Strategy è 75.476 dollari, cioè 63,69 miliardi divisi 843.775 bitcoin. È il numero che dice a che prezzo vai in pari. Non dipende dal prezzo di mercato di oggi: cambia quando compri, mentre le vendite riducono la quantità senza spostarlo.
Perché quel numero non basta?
Perché il carico medio è una sintesi, e sulla singola vendita conta il costo del lotto che esce.
Sulla stessa operazione di Strategy convivono tre misure diverse, tutte legittime:
- La perdita sul costo medio: circa 55 milioni
- La perdita sui lotti effettivamente ceduti: quasi 200 milioni
- La perdita a bilancio: Strategy iscrive i bitcoin al valore di mercato, quindi per il secondo trimestre 2026 ha dichiarato 0,9 milioni di perdita realizzata e 8,31 miliardi non realizzata
Rispondono a domande diverse. La prima dice come sta andando la posizione nel complesso, la seconda quanto è costata quella specifica decisione, la terza cosa finisce nel bilancio.
Quanto vale oggi la posizione di Strategy?
Al 28 luglio 2026, con bitcoin intorno ai 63.400 dollari, gli 843.775 bitcoin valgono circa 53,5 miliardi contro i 63,69 spesi.
Il divario è di circa 10,2 miliardi di dollari, pari al 16%. È una perdita non realizzata: esiste sulla carta e si concretizza solo vendendo.
Quel numero cambia ogni ora, quindi conviene leggerlo come regola. La posizione va in pari sopra i 75.476 dollari. Sotto quella soglia il divario cresce di circa 844.000 dollari per ogni dollaro di ribasso.
Cosa c’entra tutto questo con il tuo portafoglio?
Che la scelta di quali monete vendere, per te, la fa il fisco.
Strategy ha potuto selezionare i lotti più cari perché ha una contabilità che li distingue uno per uno. Un investitore privato italiano non ha quella libertà: il criterio è imposto, e cambia a seconda del regime fiscale.
- Regime dichiarativo: è quello naturale, che si applica se non scegli altro. Fai i conti tu e riporti le plusvalenze nel quadro RT della dichiarazione. È il caso di chi usa exchange esteri, cioè piattaforme di scambio, o wallet personali
- Regime del risparmio amministrato: eserciti un’opzione presso un intermediario abilitato, che calcola e versa l’imposta al posto tuo, come farebbe la banca su un dossier titoli
Quale metodo di calcolo chiede il fisco italiano?
LIFO nel regime dichiarativo, costo medio ponderato nel risparmio amministrato.
La distinzione arriva dalla circolare 30/E del 27 ottobre 2023 dell’Agenzia delle Entrate. Nel dichiarativo il costo va determinato «con il metodo L.I.F.O. (last in first out)»: sono cedute per prime le unità comprate più di recente. Ragiona come una pila di piatti, si prende sempre quello appoggiato per ultimo.
Nel risparmio amministrato vale il criterio opposto. Gli intermediari assumono «il costo o valore medio ponderato relativo a cripto-attività aventi la medesima denominazione». È il prezzo medio di carico.
Un dettaglio che conta: quel medio ponderato l’intermediario lo calcola sulle sole cripto che detieni presso di lui. Se hai bitcoin su tre piattaforme, i carichi fiscali sono tre.
La differenza pesa. Prendi tre acquisti da 0,10 BTC a 30.000, 60.000 e 90.000 euro, per 18.000 euro totali e un carico medio di 60.000. Poi vendi 0,10 BTC a 70.000 euro.
| Metodo | Quando si applica | Costo dei 0,10 BTC venduti | Risultato | Imposta al 33% |
|---|---|---|---|---|
| LIFO (ultimo entrato, primo uscito) | Regime dichiarativo: exchange esteri, wallet personali | 9.000 euro | Minusvalenza 2.000 euro | nessuna imposta, minusvalenza riportabile 4 anni |
| Costo medio ponderato | Risparmio amministrato: intermediario che tassa per te | 6.000 euro | Plusvalenza 1.000 euro | 330 euro |
| FIFO (primo entrato, primo uscito) | Non previsto per le cripto-attività | 3.000 euro | Plusvalenza 4.000 euro | 1.320 euro |
Nessuno dei due metodi è strutturalmente più conveniente. Con gli stessi acquisti in ordine inverso, da 90.000 a 30.000 euro, il LIFO diventa il più caro: 1.320 euro di imposta contro 330.
Scambiare bitcoin contro ether non fa nascere un carico nuovo al prezzo del giorno. L’articolo 67 del TUIR stabilisce che «non costituisce una fattispecie fiscalmente rilevante la permuta tra cripto-attività aventi eguali caratteristiche e funzioni»: il costo in euro si trasferisce sull’asset ricevuto. Rilevano invece le conversioni verso asset di natura diversa, come l’acquisto di un NFT o il passaggio a un token di moneta elettronica, categoria in cui rientrano le stablecoin come USDT, USDC ed EURC. Uscire da bitcoin verso USDT, senza mai toccare euro, realizza una plusvalenza da dichiarare.
Cosa succede se non hai lo storico delle operazioni?
Il costo di acquisto diventa zero, e l’imposta si calcola sull’intero incasso.
L’articolo 68 del TUIR chiede che il costo sia documentato «con elementi certi e precisi a cura del contribuente». In mancanza, il costo è pari a zero.
Un esempio rende l’ordine di grandezza. Vendi 0,30 BTC per 21.000 euro dopo averli pagati 18.000. Con i documenti dichiari 3.000 euro di plusvalenza e paghi 990 euro. Senza documenti l’imponibile è 21.000 e l’imposta sale a 6.930 euro.
È il motivo per cui la chiusura di un exchange non è solo un fastidio. Il 23 luglio 2026 BitMEX ha annunciato la chiusura della piattaforma per il 23 settembre alle 04:00 UTC. Assicura che dopo quella data si potrà ancora accedere per consultare saldo e storico, ma nessun operatore garantisce per quanti anni.
L’imposta sostitutiva, cioè l’aliquota fissa che sostituisce le normali aliquote Irpef, è salita al 33% per i realizzi dal 1° gennaio 2026. Le operazioni del 2025, che si dichiarano quest’anno, restano al 26%. La legge di bilancio 2026 ha introdotto una deroga: restano al 26% i proventi dai token di moneta elettronica denominati in euro conformi al regolamento (UE) 2023/1114, noto come MiCA, purché le riserve siano detenute integralmente in attività in euro presso soggetti autorizzati nell’Unione europea. Le stablecoin in dollari restano al 33%.
La soglia di esenzione di 2.000 euro non esiste più dal 1° gennaio 2025. Sul fronte dichiarativo: quadro RT per le plusvalenze, quadro RW sia per il monitoraggio sia per l’imposta sul valore delle cripto-attività del 2 per mille, quadro RM per i redditi di capitale di fonte estera senza sostituto d’imposta, come gli interessi da lending.
Come si tiene aggiornato il carico su più piattaforme?
Collegando tutte le fonti a un unico strumento che ricostruisce lo storico e ricalcola il costo a ogni movimento.
Strategy ha un ufficio amministrativo che tiene la contabilità lotto per lotto. Il portafoglio di una persona normale è più frammentato di quello di Strategy, non meno: un saldo su un exchange, un portafoglio hardware, monete comprate anni fa altrove, un ETF sul dossier titoli della banca. Ognuna di queste fonti conosce solo la propria porzione di storico.
MoneyViz si collega a exchange, wallet e dossier titoli in sola lettura. Bastano chiavi API, cioè credenziali che permettono a un’app esterna di leggere il conto senza poter prelevare, oppure i soli indirizzi pubblici.
Importa le transazioni, riconcilia i trasferimenti fra le tue piattaforme e tiene il carico aggiornato a ogni movimento. Lo storico resta tuo anche quando un exchange chiude, che è il punto in cui si gioca la differenza fra 990 e 6.930 euro di imposta.
Le chiavi private e le seed phrase, le dodici parole che permettono di recuperare un portafoglio, restano fuori dal perimetro: un collegamento in sola lettura non ne ha bisogno.
Contenuto aggiornato al 28 luglio 2026, sulla base della circolare 30/E del 2023 e della legge di bilancio 2026. I dati su Strategy si riferiscono ai depositi presso la SEC fino al 27 luglio 2026 e cambiano ogni settimana. Questo articolo ha finalità informative e non sostituisce il parere di un professionista abilitato.
Fonti
- SEC — Form 8-K del 6 luglio 2026: vendita di 3.588 bitcoin, tranche e riserva in dollari
- SEC — Form 8-K del 27 luglio 2026: 843.775 bitcoin e riserva a 3,75 miliardi
- SEC — Form 8-K del 29 giugno 2026: aumento del dividendo STRC al 12%
- CoinDesk — Strategy accelera le vendite di bitcoin, 216 milioni raccolti
- Bloomberg — La prima vendita di bitcoin di Strategy, 1° giugno 2026
- Bitcoin Treasuries — posizione Bitcoin di Strategy
- BitMEX — annuncio di chiusura della piattaforma, 23 luglio 2026
- Agenzia delle Entrate — circolare 30/E del 27 ottobre 2023 sulle cripto-attività (PDF)
- FiscoOggi — Bilancio 2026, aliquota più leggera per le criptoattività in euro
- FiscoOggi — Legge di bilancio 2025, gli interventi sulle cripto-attività
- EUR-Lex — regolamento (UE) 2023/1114 (MiCA)
- MoneyViz — Tasse crypto 2026: aliquota al 33%