Dopo nove anni di cause, l’America prova a mettere ordine nelle crypto
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event 20 agosto 2026 schedule 14 min di lettura

Dopo nove anni di cause, l’America prova a mettere ordine nelle crypto

Le prime regole scritte dell’autorità di borsa americana, e il tavolo alla Casa Bianca in cui Trump ha chiesto al Congresso la legge che ancora manca. Che cosa cambia davvero per chi possiede criptovalute, e che cosa può ancora saltare.

Perché ti riguarda

  • Il tuo portafoglio non cambia da oggi a domani: non è ancora in vigore niente, e comunque resti dentro il regolamento europeo MiCA e dentro le regole fiscali italiane
  • Col tempo guadagni trasparenza: se le nuove regole americane entrano in vigore, più progetti venderanno i loro token dagli Stati Uniti depositando documenti pubblici su chi c’è dietro, come verranno spesi i soldi raccolti e quali conflitti di interesse esistono
  • Quei documenti li puoi leggere prima di comprare, ovunque tu viva. Per la gran parte dei token che oggi valuti, materiale del genere non esiste
  • Sul fisco italiano non cambia niente: plusvalenze e giacenze vanno dichiarate come sempre, operazione per operazione — ed è il lavoro che MoneyViz fa al posto tuo

La settimana scorsa l’autorità americana che sorveglia i mercati finanziari ha pubblicato le sue prime regole sulle criptovalute nel modo più insolito possibile: senza riunione e senza preavviso. Il 13 agosto aveva cancellato la seduta convocata per il giorno dopo, quella in cui avrebbe dovuto votarle, parlando di un imprevisto di agenda. Cinque giorni dopo, il 18 agosto, le 401 pagine di Regulation Crypto Assets sono comparse comunque.

Partiamo dalle basi, senza dare niente per scontato. L’autorità si chiama SEC, Securities and Exchange Commission, e vigila sulla borsa americana e su chiunque raccolga denaro dal pubblico promettendo un guadagno: in Italia il mestiere più simile lo fa la Consob. Fino a quel momento ha governato le criptovalute soprattutto per via giudiziaria, una causa alla volta, a cose fatte. Il documento pubblicato quel giorno dice invece in anticipo che cosa si può fare, con quali limiti e con quali obblighi di informazione verso chi compra.

Prima di entrare nel merito, una storia. Nel 1946 la Corte Suprema americana decise il caso di una società della Florida che vendeva appezzamenti di agrumeto e, insieme al terreno, il contratto con cui si impegnava a coltivarli e a spartire il raccolto: quel contratto, stabilì la Corte, era un titolo finanziario. Tieni a mente l’aranceto, perché ci servirà ancora: è da lì che discende tutto il resto.

update Che cosa è cambiato dopo la pubblicazione

Nei sette giorni seguenti sono cambiate quattro cose, e qui sotto le trovi ognuna al punto giusto. La proposta è finita sulla gazzetta ufficiale americana, e adesso la consultazione ha una scadenza certa: 20 ottobre 2026. La commissaria Hester Peirce lascia a novembre, e l’autorità resterà con due membri su cinque. Il bitcoin ha continuato a salire fino al 24 agosto. Ed è arrivata la prima critica pesante alla proposta. Ultimo aggiornamento: 25 agosto 2026.

Che cosa è successo il 18 e il 19 agosto?

Prima le regole, poi la politica. L’ordine dei due giorni conta. L’autorità ha pubblicato per prima, senza aspettare la politica; solo il giorno dopo la Casa Bianca ha messo il proprio peso sul Congresso, con i vertici del settore e i capi delle due autorità di vigilanza seduti allo stesso tavolo. Nello stesso pomeriggio i mercati si sono mossi.

Sul perché quella riunione fosse saltata, l’autorità aveva parlato di un imprevisto di agenda. Il 19 agosto Semafor ha riferito, citando persone informate dei fatti, che all’origine ci sarebbe stata confusione su quale dei due testi in lavorazione portare al voto, e il timore della Casa Bianca che uno dei due potesse impantanare la legge in Senato. I commissari hanno finito per votare separatamente e per iscritto, e di quei due testi è passato solo questo.

Cronologia in cinque tappe: 17 marzo 2026 le due autorità americane classificano i token, 13 agosto 2026 la SEC ritira il voto già in calendario, 18 agosto 2026 la proposta viene pubblicata, 19 agosto 2026 tavolo con Trump alla Casa Bianca, dopo sessanta giorni si chiude la consultazione pubblica
Le cinque tappe che portano alla consultazione pubblica, che si chiude il 20 ottobre 2026. Fonte: elaborazione MoneyViz su documenti SEC, agosto 2026.

Perché l’America faceva causa alle criptovalute?

Per colpa dell’aranceto, appunto. Negli Stati Uniti manca un elenco di che cosa sia un titolo finanziario: c’è il criterio uscito da quella causa. Conta quello che chi vende, o chi sta dietro al progetto, si impegna a fare dopo la vendita. Se qualcuno consegna un bene e promette di lavorarci per far guadagnare chi ha pagato, quella promessa di lavoro altrui è un titolo, e come tale va registrata presso l’autorità.

Applicato alle criptovalute funziona così. Una criptovaluta da sola quasi mai è un titolo: è una riga di codice su un registro pubblico, la terra dell’aranceto. Lo diventa quando viene venduta insieme a una promessa — un gruppo di persone si impegna a costruire la rete e a farne crescere il valore. Il 25 luglio 2017 la SEC applicò per la prima volta quel ragionamento al mondo crypto. Da quel giorno, per nove anni, la sua posizione si è espressa quasi sempre nella stessa forma: una causa contro qualcuno, a cose fatte.

format_quote Mark T. Uyeda, commissario della SEC

“Chi ha cercato di registrare le proprie offerte si è spesso trovato in un labirinto burocratico senza soluzione in vista. Chi ha provato a interloquire in buona fede si è ritrovato con citazioni in giudizio invece che con risposte.”

Che cosa vuol dire. Uyeda è uno dei tre membri della Commissione in carica ad agosto 2026, e sta descrivendo il comportamento della sua stessa istituzione negli anni passati. Alle aziende veniva detto di mettersi in regola, ma la procedura per farlo non funzionava, e chi ci provava veniva colpito lo stesso.

Quanto si può raccogliere adesso, e a quali condizioni?

Ci sono due strade, e la differenza sta in chi controlla i conti. La prima è per chi comincia: fino a 5 milioni di dollari, si usa una volta sola, e basta pubblicare una comunicazione all’inizio e una alla fine. La seconda è ripetibile, e ha due livelli — 20 o 75 milioni — separati dalla revisione contabile, cioè il controllo dei bilanci da parte di una società esterna e indipendente. L’aranceto torna qui in forma di conto: se quello che vendi è una promessa, e quindi un titolo, non puoi più venderla in silenzio.

Le tre opzioni per raccogliere denaro vendendo un token
Opzione Quanto si raccoglie In quanto tempo Bilanci
Per chi comincia 5 milioni di dollari Fino a 4 anni, una volta sola Non richiesti
Raccolta ordinaria, primo livello 20 milioni di dollari Ogni 12 mesi, ripetibile Sì, senza revisione esterna
Raccolta ordinaria, secondo livello 75 milioni di dollari Ogni 12 mesi, ripetibile Sì, verificati da un revisore esterno

In tutti i casi vanno pubblicate informazioni chiare su chi c’è dietro il progetto, come verranno spesi i soldi raccolti e quali conflitti di interesse esistono. E in nessun caso spariscono le norme contro le truffe e contro la manipolazione dei prezzi: valgono comunque. Sparisce invece un ostacolo poco noto ma pesante — negli Stati Uniti le leggi sui titoli sono cinquantuno, una federale e una per ogni Stato, e un’offerta nazionale doveva teoricamente fare i conti con tutte. Con queste regole basta la procedura federale.

Come fa una criptovaluta a smettere di essere sorvegliata?

È il punto più delicato di tutta la proposta. Le due strade dicono come si raccoglie denaro. Questa parte dice quando si smette di essere sorvegliati — e per la prima volta la risposta non è “mai”.

Servono due cose. Chi ha lanciato il token deve avere finito, oppure abbandonato in via definitiva, tutto il lavoro che aveva promesso, senza intenzione di prendere nuovi impegni su quella criptovaluta. E deve depositare presso l’autorità una dichiarazione pubblica che lo certifica, allegando l’analisi che la sostiene.

Se le condizioni sono rispettate, la SEC considera chiusa la promessa e quella criptovaluta esce dal suo perimetro. Torniamo all’aranceto del 1946: quando la società smette di coltivare e di spartire il raccolto, resta soltanto la terra. E la terra, da sola, non è un titolo.

Che cosa si sono detti alla Casa Bianca?

Il 19 agosto la scena si è spostata dall’autorità di vigilanza alla politica. Attorno al tavolo, con Trump, c’erano Brian Armstrong di Coinbase, i gemelli Winklevoss di Gemini, Brad Garlinghouse di Ripple, Sergey Nazarov di Chainlink, Vlad Tenev di Robinhood, Arjun Sethi della società che gestisce Kraken, insieme ai presidenti delle due autorità americane di vigilanza sui mercati.

format_quote Donald Trump, presidente degli Stati Uniti

“È una legge sulla struttura del mercato molto, molto potente, che ci terrà davanti alla Cina e davanti a tutti gli altri. Aprirà la porta alla prossima ondata di innovazioni e di innovatori.”

Che cosa vuol dire. Trump non parla della proposta della SEC: parla della legge che il Congresso non ha ancora approvato, e chiede che ne esca “una versione equa”. Il ragionamento dell’amministrazione è che un settore respinto dalle regole non sparisce, si sposta altrove.

format_quote Brian Armstrong, amministratore delegato di Coinbase

“Renderebbe duraturi nel tempo tutti i progressi fatti da questa amministrazione, così da poter sopravvivere per decenni e decenni.” E ancora: “Se ci mettiamo tutti insieme, credo che possiamo portare questa legge al traguardo.”

Che cosa vuol dire. Armstrong guida il maggiore exchange americano ed è il più esplicito di tutti su qual è la vera posta: non la regola pubblicata il giorno prima, ma la legge. Definisce il testo fermo al Senato “un vero compromesso bipartisan”, cioè frutto di un accordo fra i due schieramenti. La ragione è semplice: un regolamento lo si cancella con la stessa facilità con cui lo si è scritto, una legge no.

format_quote Sergey Nazarov, amministratore delegato di Chainlink Labs

“Non credo che le persone che si oppongono a queste cose capiscano che cosa c’è in gioco. Pensano che lo status di valuta di riserva mondiale sia scritto e garantito per i prossimi cent’anni.”

Che cosa vuol dire. Nazarov ha raccontato che a un certo punto il presidente ha portato il gruppo nello Studio Ovale per chiedere “un riscontro come gruppo” su che cosa dovesse fare l’amministrazione. La sua tesi è che la partita non riguarda le criptovalute in sé, ma il fatto che il dollaro resti la moneta con cui il mondo commercia. Sul percorso della legge ha riferito che alla Casa Bianca la ritengono “molto fattibile”, con “pochi problemi da risolvere e una manciata di senatori con cui parlare”.

format_quote Vlad Tenev, amministratore delegato di Robinhood

“Penso che la proprietà diffusa, in particolare di queste aziende innovative, sia essenziale per mantenere una società libera, stabile e prospera.”

Che cosa vuol dire. Tenev guida l’app con cui milioni di americani comprano azioni e criptovalute dal telefono, e sposta il discorso su un terreno diverso da quello dei suoi colleghi: non le regole per chi emette, ma chi riesce a possedere qualcosa. È l’argomento con cui il settore risponde all’accusa di essere un gioco per pochi.

format_quote Paul S. Atkins, presidente della SEC

“La nostra proposta, la regola sui crypto asset, darebbe agli imprenditori del settore come quelli presenti in questa stanza, e a chi crea posti di lavoro, la certezza di raccogliere capitale negli Stati Uniti usando gli asset digitali.”

Che cosa vuol dire. La parola scelta è “certezza”, non “libertà” e nemmeno “sconto”. È il messaggio che l’autorità ripete fin dalla pubblicazione: il problema non era la severità delle regole, era non sapere quali fossero. Nello stesso intervento Atkins ha aggiunto che la priorità più importante resta che il Congresso mandi la legge sulla scrivania del presidente.

Paul S. Atkins parla dal leggio nello Studio Ovale accanto al presidente Donald Trump, davanti a un piccolo gruppo di persone in piedi
Paul S. Atkins con il presidente Trump nello Studio Ovale, il giorno della cerimonia per il suo insediamento alla SEC: 22 aprile 2025. Fonte: The White House, pubblico dominio.

Perché il bitcoin è salito subito dopo?

Perché il mercato ha letto l’incontro come un segnale politico. Il 19 agosto il bitcoin è salito di circa l’otto per cento fino a sfiorare i 69.500 dollari, il rialzo più forte da marzo, travolgendo oltre un miliardo di dollari di scommesse al ribasso in circa un’ora. Nella stessa giornata ha pesato anche una mossa del Tesoro americano sui riacquisti di titoli di Stato, che ha spinto in alto tutti gli investimenti considerati rischiosi.

Vale però la pena tenere separate due cose. Il rialzo è una reazione a un segnale, non a un fatto compiuto: le regole non sono in vigore e la legge non è approvata. Un movimento di un giorno, per quanto violento, non dice nulla su dove andrà il prezzo nei mesi successivi.

E infatti nei giorni dopo è salito ancora, il che rende la cautela più necessaria, non meno. Il 24 agosto il bitcoin valeva circa 79.000 dollari, il livello più alto da maggio. Anche qui la riga dritta fra le nuove regole e il prezzo non si può tirare: nella settimana del 19 agosto i fondi quotati americani sul bitcoin hanno incassato forti afflussi, 517 milioni di dollari nel solo 19 agosto, e i mercati stavano scommettendo su una prossima mossa della banca centrale americana. E soprattutto conviene guardare il quadro lungo: ad agosto 2025 il bitcoin valeva circa trentaquattromila dollari in più di questi 79.000. Quella a cui stiamo assistendo è una risalita dai minimi di luglio, non un record.

Perché tutto questo può ancora saltare?

Perché un regolamento si disfa con la stessa procedura con cui si fa. Quello che una commissione approva a maggioranza, una commissione successiva può cancellarlo. Una legge del Congresso no: per smontarla serve un’altra legge. Lo scrive lo stesso presidente della SEC, nel primo paragrafo del documento con cui presenta la propria proposta.

warning_amber Atkins, l’avvertimento in apertura

“La legislazione resta indispensabile per stabilire regole della strada a prova di futuro, abbastanza solide da proteggere il lavoro che stiamo facendo oggi dall’essere smontato da un futuro regolatore fuori controllo.”

Che cosa vuol dire. È la prima frase con cui il capo dell’autorità presenta il suo stesso regolamento, e vale come istruzione per l’uso di tutto il resto: senza una legge, questo impianto ha la vita di un mandato.

Ritratti ufficiali dei tre membri della SEC attualmente in carica: il presidente Paul S. Atkins e i commissari Hester M. Peirce e Mark T. Uyeda
I tre membri della Commissione al momento della proposta, su cinque posti previsti: ognuno l’ha accompagnata con una propria dichiarazione. Hester M. Peirce lascia l’autorità a novembre 2026. Fonte: ritratti ufficiali SEC, pubblico dominio.
format_quote Benjamin Schiffrin, direttore delle politiche sui titoli di Better Markets

“Sotto la presidenza di Paul Atkins, la Securities and Exchange Commission è diventata la Commissione per la promozione delle criptovalute.”

Che cosa vuol dire. Better Markets è un’organizzazione americana che si batte per regole finanziarie più severe, e ha diffuso questa frase il giorno stesso della proposta. L’obiezione di merito è che il documento non scrive nuove regole per le criptovalute: le esenta da quelle che valgono per chiunque altro da novant’anni. Nessuno dei tre commissari ha votato contro, e non è un caso: l’ultima commissaria democratica, Caroline Crenshaw, ha lasciato a gennaio 2026, e da allora la Commissione non ha più una voce di opposizione interna.

C’è poi un problema di aritmetica interna. La commissaria Hester Peirce lascia l’autorità a novembre per andare a insegnare diritto: dei cinque posti previsti ne resteranno occupati due. È una situazione senza precedenti moderni, e ha una conseguenza pratica molto concreta: quando i membri sono due e non la pensano allo stesso modo, il voto finisce in parità e non decide niente. La consultazione si chiude il 20 ottobre. Il voto sul regolamento definitivo viene dopo.

La legge che manca si chiama CLARITY Act e dovrebbe stabilire, una volta per tutte, quale autorità sorveglia che cosa. La Camera l’ha approvata nel luglio 2025 con 294 voti contro 134. Al Senato si è arenata su due questioni. La prima con le criptovalute c’entra solo in parte: i conflitti di interesse dei politici, comprese le attività crypto dello stesso Trump. La seconda arriva dalle banche, che si oppongono alla norma con cui gli exchange potrebbero pagare interessi su chi lascia fermi i propri stablecoin, e temono di vedersi svuotare i depositi. Il 15 settembre 2026 è in calendario un passaggio procedurale, e servono sessanta voti su cento. Il 24 agosto i mercati previsionali davano l’approvazione entro l’anno al 17 per cento: a febbraio erano all’82.

Restano due limiti più tecnici ma altrettanto reali. Il primo: la proposta non è ancora una regola. È stata pubblicata sulla gazzetta ufficiale americana il 21 agosto 2026, e da quel giorno decorrono i sessanta giorni in cui chiunque al mondo può mandare le proprie osservazioni: si chiudono il 20 ottobre 2026. Fino ad allora il testo può cambiare in modo sostanziale. Il secondo: queste regole riguardano le promesse fatte a chi compra, non la classificazione delle criptovalute. Che cosa sia una moneta digitale, un oggetto da collezione digitale o un vero titolo lo stabilisce un documento precedente, del 17 marzo 2026.

Che cosa cambia per chi investe dall’Italia?

Poco subito, parecchio col tempo. La proposta obbliga chi vende token negli Stati Uniti, non chi li compra dall’Europa: l’intermediario da cui passi risponde al regolamento europeo MiCA, la tua dichiarazione risponde al fisco italiano, e nessuna delle due cose si muove per effetto di una regola americana.

La differenza si sente quando valuti un token prima di comprarlo. Oggi la domanda — chi c’è dietro, che cosa ha promesso, a che punto è — quasi sempre non ha una risposta scritta da nessuna parte. Se la proposta diventa definitiva, quella risposta diventerebbe un documento depositato presso l’autorità americana: prima quello sulla raccolta, poi eventualmente la dichiarazione con cui il progetto certifica di avere finito il lavoro promesso. Chi sa dove cercare li legge da Milano come da Miami.

Il filo resta quello dell’aranceto: chi vende un terreno insieme alla promessa di coltivarlo deve dire a chi paga che cosa gli sta promettendo, e chi c’è dietro. Le nuove regole americane provano a scriverlo per i token. Poi resta la domanda a cui nessun documento risponde al posto tuo: dietro la criptovaluta che hai in mano c’è ancora qualcuno che coltiva, o soltanto della terra?

receipt_long La parte fiscale resta un problema tuo

Nessuna regola americana semplifica la dichiarazione italiana. Le plusvalenze da cripto-attività vanno nel quadro RT, le giacenze nel quadro RW, e ogni operazione va ricostruita con data, quantità e controvalore. Con MoneyViz ogni riga della dichiarazione resta tracciabile fino alla singola transazione che l’ha generata, sugli exchange e sui portafogli personali. Per la parte normativa: la guida alla compilazione del quadro RW e che cosa cambia con l’aliquota al 33%.

Crediti fotografici

Le fotografie ufficiali dell’incontro del 19 agosto 2026 alla Casa Bianca non sono ancora state diffuse. Le immagini di questo articolo sono tutte in pubblico dominio. Copertina: Donald Trump firma il GENIUS Act sulle stablecoin, 18 luglio 2025, fotografia ufficiale della Casa Bianca di Daniel Torok. Studio Ovale: Paul S. Atkins accanto al presidente durante la cerimonia per il suo insediamento alla SEC, 22 aprile 2025 — il giuramento formale era avvenuto il giorno prima — fotografia ufficiale della Casa Bianca di Molly Riley. Ritratti dei commissari: fotografie ufficiali della Securities and Exchange Commission. L’infografica con la cronologia è un’elaborazione MoneyViz sui documenti citati qui sotto.

Fonti

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Danilo Giudice, Content Strategist MoneyViz
Autore

Danilo Giudice

Content Strategist, MoneyViz

Content Strategist MoneyViz, CMO Routescan, CMO 0Var, co-founder Bitcoin Sicilia, co-founder ETHNA. Costruisce narrative che traducono la complessità blockchain in contenuti accessibili per investitori e community.

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